Un maestro NON raddrizza viti storte!
Un dicorso accattivante e ricco di metafore quello con cui il Prof. Massimo Recalcati cattura l'attenzione di un pubblico di insegnanti che non fanno fatica a riconoscersi nello scenario della scuola contemporanea da Lui tratteggiato.
La prima immagine è senza tempo, è il tritacarne in cui i Pink Floyd di "The wall", negli anni 70, stritolavano gli scolaretti irregimentati da un sistema educativo retrivo e patriarcale; oggi in quel tritacarne siamo finiti noi docenti, quasi mai attori e sempre più prigionieri di una scuola che Recalcati, rifacendosi a Foucault, chiama 'dispositivo', una istituzione alienante e asfissiante di ipertrofia burocratica, che svaluta il nostro ruolo sociale, ci trasforma in tutor e orientatori, rischiando di spegnere per sempre la vocazione che ci ha spinti a scegliere il nostro mestiere.
Il Professore ci invita quindi a ripensare a Heidegger, ad una scuola come Lichtung, una radura aperta e illuminata all'interno di un bosco, come dimensione in cui maestro e allievo si incontrano, costruiscono e condividono un desiderio di sapere che arricchisce entrambi, dove il maestro riconosce, accetta e valorizza l'unicità e il talento dei suoi studenti, li interroga sui temi cruciali dell'esistenza, e non si ostina a normalizzare ciò che per natura sfugge alla norma.
È solo così che la 'scala', che restituisce l'immagine dell'apprendimento come rigida progressione graduale, viene illuminata da qualcosa di inaspettato.
Devo essere sincera, quando ho letto l'ultimo saggio "La luce e l'onda" sono rimasta perplessa; ammirata dalla prosa bella ed evocativa, ma convinta che la metafora della luce nasconda una vaghezza propositiva poco ancorata alla realtà concreta: le riforme hanno di fatto annullato l'autonomia dei docenti, l'eroismo dei maestri combatte una battaglia durissima con la frustrazione.
Il saggio inoltre, rimaneggia concetti già presenti in "L'ora di lezione".
Ma dopo averlo ascoltato, non posso che ringraziarlo: per aver difeso a spada tratta il fatto che l'insegnante non può e non deve essere un surrogato dei genitori, un amico, uno psicologo, un facilitatore empatico; lo ringrazio per aver giudicato inutile e fuori luogo l'ora di educazione affettiva- sessuale; per aver difeso l'importanza e la necessità della lezione frontale e del merito, il dovere per un maestro di essere difficile.
Certo, quando tocca il tema della valutazione, entra in un campo minato e suscita un disturbante brusio nella platea, ma sappiamo noi docenti, meglio di tutti, che valutare non è punire, e che questo è uno dei nodi più problematici dell'emergenza educativa di oggi.
Lo rassicuro, rispondendogli che, nonostante tutto, tengo fede al mio desiderio: quello di non trasformare i miei alunni in mattoni che servano a costruire un muro di indifferenza e di incomunicabilità generazionale.
Un doveroso grazie al mio Liceo, al Circolo dei lettori, alla Provincia nella persona di Andrea Crivelli e a tutti quelli che hanno reso possibile questo incontro.
Prof.ssa Claudia Cominoli

